TITOLO: L’INVENZIONE
DELLE ALI
AUTORE: Sue
Monk Kidd
CASA
EDITRICE: Mondadori
N.
PAGINE: 393
VALUTAZIONE:
4
“Consigliato a chi ha voglia di
leggere un libro sulla schiavitù
americana e su una donna che pur contro tutti decide di dire no e di cambiare
la sua vita”.
TRAMA:Charleston,
South Carolina, 1803. Quando per il suo undicesimo compleanno Sarah Grimké
riceve in regalo dalla madre una schiava della sua stessa età di nome Hetty,
cerca inutilmente di rifiutare. Hetty anela alla libertà e Sarah promette di
aiutarla. Come Hetty, anche lei è in qualche modo prigioniera di convenzioni e
pregiudizi: in quanto donna non le viene permesso di diventare una giurista
come il padre e i fratelli. Sarah sogna un mondo migliore, libero dalla
schiavitù, e instaura con Hetty un rapporto speciale, insegnandole di nascosto
a leggere e a scrivere. Seguiamo così il rapporto difficile ma speciale tra una
ricca ragazza bianca e la sua schiava nera e le loro vicende umane nel corso di
trentacinque anni, cui si aggiungono quelle della giovane sorella di Sarah,
Nina.
RECENSIONE:Sue Monk Kidd ha creato un romanzo che fra realtà e
fantasia ci racconta una storia che ci fa riflettere. Due donne completamente
diverse ma entrambe alla ricerca della propria libertà. Ci troviamo a
Charleston, South Carolina, 1803. Sarah Grimké è una ragazza bianca, figlia di
una famiglia ricca, che non riesce a trovare il suo posto perché per la società
del tempo, una donna deve solo imparare ad essere una brava moglie, il resto è
superfluo. Monella, chiamata dai suoi padroni Hetty, è nera ed è nata schiava e
vive nella famiglia Grimké, è facile comprendere che tipo di libertà vorrebbe. Legate
nel bene e nel male, le due ragazze, poi diventate donne, dovranno affrontare
una società in cui nessuna delle due riesce a trovare lo spazio per “volare”. Il
libro ci racconta la schiavitù vissuta negli stati del sud, dove nella mente
dei bianchi è radicata l’idea che Dio abbia creato gli schiavi per lavorare per
loro. Una società in cui la dignità umana viene calpestata e i “bianchi” si
sentono giustificati nelle loro azioni. Per fortuna non tutti la pensano così. Ma
gli schiavi sperano sempre, “Ce ne andremo di qui o moriremo provandoci”. L’autrice
racconta le brutalità che gli schiavi devono subire, ma cerca sempre di farcelo
capire senza andare fino in fondo, lasciando molto alla nostra immaginazione. Il
romanzo è veramente molto bello e tocca degli argomenti particolarmente
delicati; la scrittrice ha deciso di raccontare gli eventi alternando i
pensieri e le vite delle due protagoniste che messe a confronto fanno vedere in
maniera ancora più eclatante le differenze delle due realtà. Una pecca non
indifferente è che il continuo alternarsi delle due a volte “sdubbia” un po’, perché
ti stai affascinando ad un lato e ti ritrovi già dall’altra parte. Vi lascio
con questa frase:
“Il rumore era nella lista dei peccati degli schiavi, che conoscevano a memoria. Primo: rubare. Secondo: disubbidire. Terzo: poltrire. Quarto: fare rumore. Uno schiavo avrebbe dovuto essere come lo Spirito Santo: non si vede, non si sente, ma è sempre pronto a intervenire”.
“Il rumore era nella lista dei peccati degli schiavi, che conoscevano a memoria. Primo: rubare. Secondo: disubbidire. Terzo: poltrire. Quarto: fare rumore. Uno schiavo avrebbe dovuto essere come lo Spirito Santo: non si vede, non si sente, ma è sempre pronto a intervenire”.

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