TITOLO: L’ULTIMO
GIORNO DI UN CONDANNATO A MORTE
AUTORE: Victor
Hugo
CASA
EDITRICE: Tascabili economici Newton
N.
PAGINE: 95
VALUTAZIONE: 5
“Consigliato a chi ha voglia di
leggere un libro riflessivo sulla
pena di morte scritto duecento anni fa, ma ancora attuale”.
TRAMA:Hugo
parla a nome dell'umanità, come sempre, e lo fa attraverso la voce di un uomo
qualunque, di un condannato qualunque, di un miserabile che rappresenta tutti i
miserabili di tutte le nazioni e tutte le epoche. Un crimine di cui non
conosciamo i dettagli lo ha fatto gettare in una cella. Persone di cui non
conosciamo il nome dispongono della sua vita, come divinità autoproclamate.
Un'angoscia di cui conosciamo fin troppo bene la lama lo tortura, giorno dopo
giorno, e gli fa desiderare che il tempo corra sempre più veloce. Verso la fine
dell'attesa, venga essa con la liberazione o con l'oblio.
RECENSIONE:“L’ultimo
giorno di un condannato a morte” è uno di quei libri che non lascia
indifferenti, sia per il messaggio che porta sia per l’intensità con cui viene
colpito il lettore. Dalla quinta edizione in poi, pubblicata nel 1832, il libro
si presenta composto anche da due parti che precedono il libro. La prima è una
prefazione, fatta da Hugo in cui la sua dichiarazione contro la pena di morte è
ben argomentata e decisa, con esempi da brividi, “Niente boia dove basta il
carceriere”. La seconda parte è “Una commedia a proposito di una tragedia”, in
cui Hugo immagina la società del suo tempo, alle prese con la lettura del suo
romanzo, in cui tutti i protagonisti sono indignati, ma anche tutti informati.
“Bisogna convenire che i
costumi si stanno depravando di giorno in giorno. Mio Dio, che idea orribile!
Sviluppare, scavare, analizzare, una dopo l’altra e senza trascurarne nessuna,
tutte le sofferenze fisiche, tutte le torture morali che deve provare un uomo
condannato a morte, il giorno dell’esecuzione! Non è atroce? Vi rendete conto,
signore, che si è potuto trovare uno scrittore per questa idea, e un pubblico
per questo scrittore?”
La terza parte è l’opera,
anzi il capolavoro vero e proprio. Hugo, sotto forma di diario, ci racconta le
ultime settimane di vita di un condannato a morte. Di lui sappiamo pochissimo,
ma i pochi stralci che ci regala sono importanti. Molto toccante è la parte
dedicata alla figlia e al loro incontro. Hugo condanna la pena di morte e ci da
anche un piccolo assaggio di quello che aspetta coloro che invece andranno al
bagno penale (grazie a “Papillon” di Henri Charriere ho il quadro della
situazione chiaro su questo argomento) e di come la società lì “accoglierà” il
giorno della fine della pena. Tramite il suo protagonista, Hugo ci mostra “una
progressione sempre crescente di dolori, in questa specie di autopsia
intellettuale di un condannato”. La sensazione che mi è rimasta più addosso e
la continua speranza dell’uomo, fino alla fine. Lei è sempre lì e quando si
riaccende ogni volta, è più dura da digerire. E poi l’attesa, il non sapere e
il popolo, si proprio quest’ultimo ha un ruolo tutto suo. Dopo la lettura di
questo testo, ho deciso di proseguire la lettura di altre opere su questo tema.
Un giovane Hugo, che spera di colpire la società, ci mostra qualcosa che
purtroppo non è stato ancora bloccato duecento anni dopo. Lo consiglio a tutti,
sia per l’intensità e la profondità dell’argomento sia per la riflessione e il
pensiero che rimangono al lettore. Buona lettura!

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