TITOLO: SENSO
AUTORE: Camillo
Boito
CASA
EDITRICE: Leone
N.
PAGINE: 62
VALUTAZIONE: 4
“Consigliato a chi ha voglia di
leggere un classico, in cui la
follia di una donna ha il ruolo centrale”.
TRAMA:"Forte,
bello, perverso, vile, mi piacque". Con queste parole la contessa Livia
Serpieri qualifica la natura della sua morbosa passione per il tenente Ruz. Ha
inizio una travolgente vicenda sentimentale, che farà vivere alla protagonista
di questo racconto l'adulterio, ma anche una cocentissima delusione e la più
spietata delle vendette. Con Senso, Boito ci offre la chiave d'accesso a una
stanza tormentata dal desiderio bruciante e da un'appassionata torbidezza. Un
cuore femminile ricco di frenetici entusiasmi e splendida abiezione, disegnato
attraverso una prosa, che, per converso, spicca per la sua limpida eleganza. A
questo racconto Luchino Visconti si ispirò per l'omonimo film del 1954 con
Alida Valli nella parte della contessa Serpieri.
RECENSIONE:“Senso”
è un cortoromanzo d’amore pubblicato da Camillo Boito nel 1883. L’opera è
scritta sotto forma di diario e la protagonista è la Contessa Livia Serpieri,
che alla soglia dei quarantenni, grazie alla corte di un avvocatino che gli fa
tornare in mente gli episodi della sua gioventù, ci racconta la storia del suo
grande amore. Era il 1865 e la novella sposa aveva ventidue anni e si trovava a
Venezia con il conte, un uomo molto più vecchio di lei. La scelta non le era
stata imposta dalla famiglia ma proprio da lei, che in quest’unione non vedeva
amore, ma vedeva molta convenienza, fra cui carrozze, brillanti, abiti di
velluto, titolo… Tutto inizia quando Livia si ritrova infatuata di Remigio,
tenente austriaco, che con la nostra protagonista ha molto in comune. Oltre ad
avere un aspetto molto piacevole, questo tenente Ruz era un giocatore di carte,
uno sperperatore e soprattutto un uomo di poco onore. Insomma Livia, senza
rendersene conto s’innamora proprio di un uomo così simile a lei. Ma gli eventi
prendono una brutta piega e la Contessa non è una donna abituata a perdere. Boito
ci presenta una donna vanitosa, egoista, e superficiale che diventa poi una
donna gelosa, ossessionata e vendicativa. Una donna ferita può diventare
davvero molto pericolosa. Quello che colpisce il lettore, o almeno me, è che
Livia è anche una donna non pentita ma recidiva. Sullo sfondo di un’Italia che
cambia, in piena guerra, questa storia d’amore, se così si può chiamarla, porta
alla luce molte debolezze umane. Tutto questo avviene in circa cinquanta pagine
da cui poi Luchino Visconti ha preso ispirazione per la realizzazione del suo
film del 1954. In realtà non ha preso solo spunto, ci sono delle modifiche
all’interno della trama, ma sono lievi, quello su cui invece ha lavorato il regista
è lo sfondo politico e rivoluzionario del tempo. Visconti approfondisce una
trama un po’ scarna, “condendola” con degli ingredienti che la vanno a
completare. Ho apprezzato molto il film e lo consiglio a tutti quelli che si
avvicineranno a quest’opera. Per concludere, posso dire di aver trovato una
degna compagna della Marchesa de Merteuil, protagonista del libro “Le relazioni
pericolose”, anche se in Livia ho trovato, anche se credevo impossibile, della
cattiveria in più. Insieme avrebbero fatto faville…o si sarebbero fatte fuori a
vicenda. Buona lettura!

Nessun commento:
Posta un commento