TITOLO: DIO
D’ILLUSIONI
AUTORE: Donna
Tartt
CASA
EDITRICE: Bur
N.
PAGINE: 622
VALUTAZIONE:
4
“Consigliato a chi ha voglia di
leggere un libro particolare, con
uno stile eccezionale, lungo, non crea dipendenza ma si legge bene”.
TRAMA:Un
piccolo raffinato college nel Vermont. Cinque ragazzi ricchi e viziati e il
loro insegnante di greco antico, un esteta che esercita sugli allievi una forte
seduzione spirituale. A loro si aggiunge un giovane piccolo borghese
squattrinato. In pigri weekend consumati tra gli stordimenti di alcol, droga e
sottili giochi d'amore, torna a galla il ricordo di un crimine di inaudita
violenza. Per nascondere il quale è ora necessario commeterne un altro ancora
più spietato...
RECENSIONE:Donna Tartt è una
scrittrice che quando si mette a scrivere, lo fa sul serio, visto che per ogni
romanzo gli occorre un decennio. Non lascia niente al caso ed ogni suo pensiero
diventa parola. Il suo stile mi affascina, ma mi lascia anche perplessa; è
veramente tutto necessario quello che scrive? Arrivati alla fine mi sono
risposta che probabilmente se avesse tolto anche qualcosina, il risultato non
sarebbe stato lo stesso. "Dio di illusioni" è il titolo italiano,
mentre quello originale è "The secret history"; per una volta
preferisco il nostro, molto più accattivante e rappresentativo. Il romanzo
racconta le vicende che sono accadute in un college esclusivo americano, nel
Vermont; di sei ragazzi, gli unici iscritti al corso di greco e di quello che
le illusioni, il poco buonsenso e l'irrealtà della vita, possono trasformare
qualcosa di "perfetto" in tragedia. Donna Tartt gioca molto con
l'equilibrio, e di come una scelta possa far pendere l'ago della bilancia dalla
parte sbagliata. Il protagonista è anche il narratore, che racconta la storia
con descrizioni e dettagli davvero minuziosi, lasciando ben poco
all'immaginazione e alla fantasia. I personaggi sono descritti così bene da
risultare quasi tangibili, reali. Leggendo la biografia della scrittrice ho
trovato che anche lei ha frequentato il college; ora la domanda mi sorge
spontanea: "Le sue descrizioni sono dettate dall'esperienza personale o da
altre cose?" Perché me la sono posta? Semplice, perché per quasi 3/4 del
romanzo, i personaggi o sono ubriachi, o sono sotto effetto di farmaci o
altro...Non proprio una bella immagine dei college e dei loro frequentatori. E'
un romanzo che non si può definire né giallo, né thriller. Non si legge
velocemente (oltre 600 pagine), non tanto per la quantità delle pagine, ma per
lo stile dell'autrice. Ti ritrovi a voltare pagina, non tanto perché non ne
puoi fare a meno, ma perché devi continuare, è un'attrazione particolare. Non
crea dipendenza, ma mi sento di consigliarlo comunque. Vi lascio con questa
frase: "In passato avevo amato quell'idea, che la nostra azione, cioè,
fosse servita a unirci: non eravamo amici normali, bensì amici per la vita e la
morte. Tale pensiero aveva rappresentato il mio solo conforto nel periodo
successivo all'assassinio di Bunny: ora mi dava la nausea il sapere che non
c'era via d'uscita. Ero legato a loro, a tutti loro, in modo definitivo”.

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