Ogni genere è contraddistinto da un colore, in modo da poterli riconoscere più facilmente. Se vi piace un libro in particolare, controllatene anche l'autore, potreste trovare altre opere interessanti!!!

venerdì 11 marzo 2016

LA DONNA DEL TENENTE FRANCESE




TITOLO: LA DONNA DEL TENENTE FRANCESE

AUTORE: John Fowles

CASA EDITRICE: Oscar Mondadori

N. PAGINE: 511

VALUTAZIONE: 3



Consigliato a chi ha voglia di leggere un romanzo sperimentale, completamente nuovo nel suo genere ma che personalmente non ho molto aprrezzato”.

TRAMA:Sola, all'estremità di un molo battuto dalle tempeste, Sarah Woodruff fissa muta il mare sul quale è scomparso il tenente francese, che tutti dicono essere stato il suo amante. Condannata dall'opinione pubblica, incompresa anche da chi le sta vicino, la giovane, figura tragica e ambigua, nasconde in realtà un impenetrabile segreto, una incontenibile passione e un'ansia di libertà capace di travolgere tutte le ferree regole della morale vittoriana. Vittima, ma allo stesso tempo complice, di questa ribellione è Charles Smithson, un ricco paleontologo dilettante, che solo nell'abbandonarsi ciecamente all'amore troverà una ragione di vita. Pubblicato nel 1969 e ambientato un secolo prima, "La donna del tenente francese" fonde mirabilmente ironia e sentimento, attenzione alla cultura dell'epoca e un disincantato cinismo. Un racconto romantico e sovversivo in cui John Fowles sperimenta le modalità di una scrittura postmoderna, a cavallo tra passato e presente, tra echi dei grandi poeti dell'Ottocento e citazioni di Darwin, con un finale assolutamente sorprendente: una delle opere più interessanti della narrativa inglese contemporanea in cui si ritrovano inscindibilmente uniti il fascino del sogno e il disincanto della realtà.

RECENSIONE:John Fowles nel 1969 pubblicò “La donna del tenente francese”, con l’intento di creare un romanzo sperimentale. Il libro è ambientato in Inghilterra, un secolo prima della sua pubblicazione. Gran parte del romanzo si svolge a Lyme, dove i nostri protagonisti s’incontrano. Lei è Sarah Woodruff, meglio conosciuta come la donna del tenente francese, una signorina emarginata dalla società (detta anche la donna scarlatta di Lyme); lui è Charles Smithson, gentiluomo in attesa di eredità, paleontologo (molto dilettante), fidanzato con una ragazza borghese molto ricca. Fowles con questo romanzo decide di sperimentare qualcosa di nuovo e che personalmente è la prima volta (e spero ultima) che mi trovo a leggere. Questo è, almeno per quanto riguarda quest’opera, un autore che o si ama (per la sua genialità) oppure si odia (per la sua invadenza). La sua innovazione è legata al ruolo particolare del narratore e al suo continuo andare dal passato al presente. Per presente intendo proprio la sua epoca. Un narratore perennemente presente e che molte volte ho trovato invadente, che mette in secondo piano i suoi protagonisti e soprattutto che si perde in delle digressioni che hanno reso queste oltre cinquecento pagine un po’ pesanti. Fowles dirige i suoi protagonisti ma li lascia anche liberi di decidere il “proprio futuro”. “ho già concitato sulla libertà che bisogna concedere ai propri personaggi”. Un romanzo diverso che mi sento di consigliare a chi voglia leggere uno stile diverso, nato da un’idea innovativa, ma che in quanto a storia in se lascia molto perplessi. Il finale non potrà passare indifferente per l’idea ma non certo per il piacere. La mia curiosità mi ha spinto a vedere anche l’omino film con Meryl Streep e Jeremy Irons. Il regista per ovviare alle difficoltà di Fowles, ha creato un qualcosa di nuova che però non stona tantissimo con il romanzo. Una delle poche volte in cui ho preferito il film al libro.

Buona lettura!

martedì 8 marzo 2016

FIORE DI FULMINE





TITOLO: FIORE DI FULMINE

AUTORE: Vanessa Roggeri

CASA EDITRICE: Garzanti

N. PAGINE: 280

VALUTAZIONE: 5




Consigliato a chi ha voglia di leggere una storia dal sapore italiano, in cui il dolore sarà tanto ma la speranza non verrà mai meno. Lo consiglio, è diventato uno dei miei libri preferiti. Più che una grande storia d'amore, è una storia sulla forza delle donne e su tutti i tipi di amore”.

TRAMA:È quasi sera quando all'improvviso il cielo si fa livido. Eppure la piccola Nora, undici anni e il coraggio più scellerato che la gente di Monte Narba abbia mai conosciuto, non ha intenzione di mettersi al riparo. Nora vuole sfidare il vento e correre sulla cima della collina. E' appena arrivata sotto una grande quercia quando un fulmine la colpisce sbalzandola lontano, esanime. Nora riapre i suoi enormi occhi verdi, torna alla vita. Il fulmine le ha lasciato il segno di un fiore rosso sulla pelle bianca e la capacità di vedere quello che gli altri non vedono. Nella sua famiglia nessuno la riconosce più. C'è un nome per quelle come lei, "bidemortos", coloro che vedono i morti, e tutti ne hanno paura. Nel piccolo paese non c'è più posto per lei. La sua nuova casa è Cagliari, in un istituto per orfanelle, dove Nora chiude la sua anima in un guscio di dolore, mentre aspetta che qualcuno venga a prenderla.


RECENSIONE: Finito di leggere “Fiore di fulmine” il primo pensiero è stato quello di ringraziare il destino o meglio la biblioteca per avermelo fatto trovare. Questo è uno di quei romanzi che quando lo termini, il sorriso non riesce ad andare via dal viso e la tentazione di tornare a rileggere qualche passaggio è troppo forte e invitante per resistere. “Fiore di fulmine” racconta la storia di Nora Musa, ragazzina sarda di undici anni che un giorno viene colpita da un fulmine e dopo essere “ritornata dagli inferi” diventa una bidemortos, in altre parole è capace di vedere i morti (difficile non pensare subito al film “Il sesto senso”). Il potere di Nora spaventa e viene allontana dalla famiglia e da qui inizia il suo percorso che gli farà conoscere la viscontessa donna Trinez. Dietro alla copertina del libro c’è scritta una frase che mi ha molto colpita e che per me rappresenta molto bene questo libro. La frase dice “Un inno alla solidarietà femminile”. La Roggeri crea dei personaggi femminili davvero ben definiti e profondi. Con uno stile che mi ha incantato, l’autrice mi ha portato prima all’interno del mondo delle miniere sarde, per poi andare oltre e conoscere un mondo da cui è difficile non rimanerne incantati e dove niente è come sembra. Con descrizioni dettagliate, ma mai pesanti, sarà difficile non immergersi in questa storia dal sapore italiano. Una storia in cui la sofferenza è palpabile, in cui la speranza viene meno ma che poi pagina dopo pagina ritorna più forte e prepotente di prima. “”Ti prego, non mentirmi: è doloroso morire?”...Nora rinnovò la stretta e si sporse lievemente in avanti per rispondere. “Vi assicuro che certe volte vivere fa molto più male””. Affascinante è anche la figura di Giaime Alagon. Un alone di mistero ruoterà intorno ai nostri protagonisti e le loro azioni non saranno mai così limpide come invece vorrebbero sembrare. Un’autrice che continuerò a seguire e di cui a breve leggerò anche il suo primo romanzo visto che questo mi ha completamente conquistato. Lo consiglio vivamente. Buona lettura!!

sabato 5 marzo 2016

LE RELAZIONI PERICOLOSE




TITOLO: LE RELAZIONI PERICOLOSE

AUTORE: P.-A.-F- Choderlos De Laclos

CASA EDITRICE: Feltrinelli

N. PAGINE: 373

VALUTAZIONE: 4



Consigliato a chi ha voglia di leggere un classico raccontato  in forma epistolare in cui la società francese, del Settecento, si mostra al suo peggio!”.

TRAMA:Romanzo epistolare lucido e amaro, altamente drammatico, implacabile atto d'accusa contro i costumi della nobiltà cortigiana, il libro suscitò grande scandalo nella Francia del XVIII secolo. Laclos presenta il quadro realistico di una società moralmente dissoluta e crudele attraverso gli intrighi intessuti da due libertini senza scrupoli - un visconte e una marchesa - per giungere, attraverso il raggiro e senza la minima cura per l'altrui rovina, all'autentico possesso, fisico e morale, di altri esseri gravitanti attorno al loro mondo.


RECENSIONE:“Le relazioni pericolose” è stato pubblicato per la prima volta nel 1782 e se il libro può far ancora scandalizzare, mi posso immaginare cosa può aver suscitato al tempo della sua prima edizione. Il libro, infatti, fu bandito e messo sotto accusa. Ambientato a Parigi, nel tempo coevo alla sua pubblicazione (in un 17.. non specificato), il romanzo ci racconta di come non c’è niente di più pericoloso, di una donna rancorosa in cerca di vendetta. Due sono i burattinai e molte le loro marionette. Tutto nasce dalla sete di vendetta della Marchesa di Merteuil che per vendicarsi di un ex amante, decide di chiedere la collaborazione del libertino Visconte di Valmont. Per vendicarsi, il piano è tessuto intorno ad una tela che implicata la presenza di molte persone, che loro malgrado, si ritroveranno coinvolte in un giro di relazioni pericolose. Tra loro spicca l’ingenua Cécile, quindicenne appena uscita dal convento, il cavalier Danceny, innamorato inesperto e la pura presidentessa di Tourvel. Il libro è una raccolta epistolare che coinvolge la corrispondenza tra i nostri personaggi. Dubbia è la provenienza di queste lettere, l’editore ne vede difficilmente possibile la veridicità. Lo stile dell’autore non ti permette di “entrare” nel romanzo ma ti fa vivere qualcosa d’insolito. Il lettore diventa lo spettatore di questo teatrino, in cui i burattinai manovrano le loro marionette e gli fanno fare quello che vogliono.  Laclos è davvero molto critico nei confronti della sua società. I suoi due burattinai sono meschini, insensibili, rancorosi e privi di emozioni pure. Non si fermeranno davanti a niente e nessuno, neanche all’ingenuità di una ragazzina il cui unico torto è stato quello di fidarsi delle persone sbagliate. Un libro che non può lasciare indifferenti, in cui gli intrighi, le bugie e le cattiverie ci mostrano una società francese dissoluta e peccaminosa. L’unico ostacolo possono essere le 175 lettere che ci sono da leggere per arrivare alla fine. Ho visto anche il film, dove ho potuto apprezzare una Close Glenn e un John Malkovich davvero impeccabili, nei ruoli dei due protagonisti. Lo consiglio vivamente! Buona lettura. 

martedì 23 febbraio 2016

È COSÌ CHE SI UCCIDE





TITOLO: È COSÌ CHE SI UCCIDE

AUTORE: Mirko Zilahy

CASA EDITRICE: Longanese

N. PAGINE: 407

VALUTAZIONE: 3/4



Consigliato a chi ha voglia di leggere un buon esordio nel mondo del thriller che convince, ma fino a un certo punto”.

TRAMA:La pioggia di fine estate è implacabile e lava via ogni traccia: ecco perché stavolta la scena del crimine è un enigma indecifrabile. Una sola cosa è chiara: chiunque abbia ucciso la donna, ancora non identificata, l’ha fatto con la cura meticolosa di un chirurgo. Enrico Mancini non è un commissario come gli altri. Si è specializzato a Quantico, lui, in crimini seriali. È un duro. Se non fosse per quella inconfessabile debolezza nel posare gli occhi sui poveri corpi vittime della cieca violenza altrui. È uno spettacolo a cui non riesce a riabituarsi. E quell’odore. L’odore dell’inferno, pensa ogni volta. Così, Mancini rifiuta il caso. Ma con il secondo omicidio che la città piomba nell’incubo. Messo alle strette, il commissario è costretto ad accettare l’indagine… Prima che il killer mostri a tutti – soprattutto a lui – che è così che si uccide.


RECENSIONE:L'esordio di un autore è sempre un avvenimento particolare; da una parte c'è la diffidenza verso il non conosciuto, dall'altra c'è la curiosità...specialmente se l'esordio è nel mondo del thriller e l'autore è italiano. Mirko Zilahy, pur essendo un esordiente, ha già fatto molto nel mondo "dei libri". E' stato, infatti, in Italia il traduttore del libro "Il cardellino" di Donna Tartt, una scrittrice molto tosta. "É così che si uccide", è ambientato a Roma e segue le tracce dell'Ombra, un serial killer che lascia le sue vittime in posti poco conosciuti per i non residenti. Lo scrittore ci fa quindi conoscere una Roma insolita, fuori dai soliti schemi. Il protagonista è il commissario Enrico Mancini, affiancato dalla sua squadra composta da elementi molto eterogenei fra loro e per questo più interessanti. Mentre l'Ombra opera indisturbata, Mancini oltre a seguirne le orme, sta combattendo una guerra interiore da cui non si è ancora ripreso. Non si sente ancora pronto per tornare "in pista", ma non la pensa così il Questore, che sa che Mancini, con le sue doti e i suoi studi, è l'unico che può fermare l'Ombra. “Lezione numero dieci. Quando un uomo comincia ad uccidere non può più smettere”. L’Ombra, infatti, è sempre in vantaggio e le descrizioni di Zilahy sulle vittime lasciano poco all’immaginazione. I personaggi sono descritti in maniera dettagliata e approfondita. L'autore, di ognuno di loro ci racconta uno spaccato che va oltre il lavoro, fermandosi in maniera approfondita sul suo protagonista. Mancini è un uomo che si muove con i guanti, ma nel vero senso della parola “Aveva perso l’abitudine al contatto con le cose. Almeno fuori da quella casa. Fuori dalla sua tana c’era un mondo su cui non avrebbe più posato le mani”. Se dovessi valutare il libro per le sue prime duecento-duecentotrenta pagine, il punteggio si avvicinerebbe a un cinque. Conquistata, affascinata e immersa nella lettura, la mia curiosità e la suspense erano costantemente alimentate. Ma ad un certo punto il registro cambia, stiamo parlando di un libro di circa quattrocento pagine, Zilahy si lascia un po’ andare e senza esserne forse consapevole, da troppi elementi che ad un lettore attento non possono sfuggire togliendo un po’ l'effetto sorpresa. Se da una parte la mia autostima se ne sentiva appagata perché ormai il movente era ben chiaro, dall'altro, il veder confermate le proprie teorie senza più molto da scoprire ha un po’ abbassato il livello di attenzione. Mancini è davvero una figura ben fatta anche se in alcuni punti la simpatia nei suoi confronti può venire un po’ meno. Molteplici sono le spiegazioni e i metodi scientifici descritti nel dettaglio, aprendoci gli occhi sul mondo criminale e su come operare per fermarlo. Un libro che comunque consiglio, anche se viste le aspettative della prima parte, può un po’ deludere sul finale. Forse la prossima indagine del "debuttante" Mancini potrà sorprendere ancora di più. Buona lettura!

mercoledì 17 febbraio 2016

LUCERTOLA





TITOLO: LUCERTOLA

AUTORE: Banana Yoshimoto

CASA EDITRICE: Feltrinelli

N. PAGINE: 117

VALUTAZIONE: 4




Consigliato a chi ha voglia di leggere dei racconti che colpiscono il lettore, dove in poche pagine si racconta la trasformazione della vita dei personaggi”.

TRAMA:Sei bozzoli di preziosa seta esistenziale. Sei fili tesi dal destino. Sei racconti tessuti in una Tokyo sfolgorante di luci notturne e pulsante di vita. tutti feriti, chi da un trauma infantile, chi da un abbandono, chi da una storia d'amore tormentata, i protagonisti si sono chiusi in un guscio che li protegge ma insieme li separa dal mondo. Le loro esistenze sembrerebbero destinate a scorrere per sempre senza direzione, senza senso, senza sorprese, quando, improvvisa, si manifesta una possibilità di cambiamento radicale, la speranza di un rivolgimento. Ed ecco che sensazioni dimenticate si affacciano di nuovo limpide alla memoria, rimettendo in moto la ruota del tempo, della vita.

RECENSIONE:Non conoscevo Banana Yoshimoto “personalmente”, nel senso che ne avevo sentito parlare, ma non avevo mai letto niente di lei. Quando mi è stato consigliato “Lucertola” ho capito che forse potevo colmare questa mia lacuna. “Lucertola” è una piccola raccolta di sei racconti racchiusi in poco più di cento pagine, scritti dall’autrice nell’arco di due anni. Tutti ambientati a Tokyo, ci mostrano una città che dorme poco, sempre attiva e viva. Una città in cui i nostri protagonisti affrontano la loro trasformazione, non perdendo mai la speranza. Sei storie diverse ma tutte con il solito filo conduttore, la rinascita, una nuova possibilità. Fatti e personaggi messi a nudo. La Yoshimoto riesce in poche pagine a farti vedere l’anima dei suoi protagonisti, lei te la presenta, te la fa vedere, diventa quasi palpabile e poi la lascia andare per la sua strada, una strada che si porta dietro molto dolore e voglia di riscatto. I racconti che personalmente mi hanno più colpito e che ho trovato anche più completi sono “Strana storia sulla sponda del fiume” e “Lucertola” e aggiungerei anche “Sangue e acqua”. La Yoshimoto, preciso che mi posso basare solo su questa breve raccolta, ha uno stile molto semplice, racconta di persone comuni rendendole però speciali. Una piacevole “conoscenza” che approfondirò sicuramente. Buona lettura.
““Dai che è una bella lettera”, disse Akira continuando a guardare il video, senza girarsi verso di me.
“L’hai letta?” chiesi sorpresa. 
“No, ho visto la tua faccia mentre la leggevi” rispose.”

giovedì 4 febbraio 2016

TENTARE DI NON AMARTI




TITOLO: TENTARE DI NON AMARTI

AUTORE: Amabile Giusti

CASA EDITRICE: Amazon publishing

N. PAGINE: 342

VALUTAZIONE: 4



Consigliato a chi ha voglia di leggere lo stile meraviglioso della Giusti che si cimenta in una letteratura rosa un po’ insolita, con temi molto forti ed un linguaggio non proprio “da salotto”!

TRAMA:Penelope ha ventidue anni ed è una ragazza romantica e coraggiosa con una ciocca di capelli rosa e le unghie decorate con disegni bizzarri. Orfana, vive con la nonna malata nella misera periferia di una città americana, e ha rinunciato al college per starle vicina. Di notte prepara cocktail in un locale e di giorno lavora in biblioteca. Aspetta l’amore da sempre, quello con la A maiuscola. Un giorno Marcus, il nuovo vicino, entra nella vita di Penny come un ciclone. È tutt’altro che l’eroe sognato: ha venticinque anni, è rude, coperto di tatuaggi, ha gli occhi grigio ghiaccio e un piglio minaccioso. È in libertà vigilata e fa il buttafuori in un club. Tra i due nasce subito ostilità e sospetto ma, conoscendosi meglio, scopriranno di avere entrambi un passato doloroso e violento, ricordi da cancellare e segreti da nascondere. Una storia d’amore e rinascita, dolce e sensuale, tragica e catartica. L’incontro di due anime profondamente diverse darà vita a un amore che guarirà il dolore e l’odio del passato.


RECENSIONE:Leggere qualcosa scritto da Amabile Giusti è un piacere per i miei occhi e per la mia testa. La storia che ci racconta questa volta è davvero molto insolita rispetto a quelle che si ritrovano nella letteratura rosa. Penelope (Penny) è una giovane ragazza che per stare vicino alla nonna, decide di accantonare i suoi sogni e di trasferirsi da lei. Marcus è un tipo rude, è appena uscito di galera e in libertà vigilata, diventa il nuovo vicino di Penny. Il lavoro notturno di entrambi farà si che i due si conoscano e che il rapporto fra loro non parta proprio nel migliore dei modi. Entrambi hanno un passato che li ha segnati e che per rivedere un po’ “di luce” dovranno faticare non poco e “salire molti scalini”. La Giusti ci porta nei locali, nelle strade e nelle vite degli americani. Ci racconta la storia per bocca dei due protagonisti (anche se qualche capitolo avrà un altro punto di vista..) con punti di vista sia in prima che in terza persona e questa è davvero una novità. Una storia per niente banale, in alcuni casi con un linguaggio un po’ “volgare”, ma io alla Giusti riesco proprio a perdonare tutto! Non posso che consigliarvi questo romanzo, che tocca corde, molto profonde e pur rimanendo una letteratura rosa, non è così spensierato come dovrebbe essere e questo è un punto a suo favore. Iniziato non vorrete fermarvi fino alla fine…ovviamente è una lettura prettamente femminile e adatta a un pubblico che ama il genere. Grande Giusti, colpisci ancora! Dimenticavo, purtroppo al momento non è versione cartacea…spero proprio che qualcuno riesca a capire il suo potenziale e finalmente si possano comprare tutti i suoi libri in cartaceo!

RITRATTO DI DONNA IN CREMISI




TITOLO: RITRATTO DI DONNA IN CREMISI

AUTORE: Simona Ahrnstedt

CASA EDITRICE: Sperling & Kupfer

N. PAGINE: 430

VALUTAZIONE: 4/5



Consigliato a chi ha voglia di leggere una bellissima storia d’amore ambientata in Svezia nel 1880”.

TRAMA:Ritratto di donna in cremisi, opera di Simona Ahrnstedt edita da Sperling & Kupfer. Stoccolma, Teatro dell'Opera, dicembre 1880. Lei è Beatrice Lowenstrom, bellissima, dai meravigliosi capelli rosso fuoco, prigioniera della sua famiglia adottiva e delle loro rigide convenzioni borghesi. Lui e il carismatico Seth Hammerstaal, lo scapolo più discusso della città, affascinante e inaffidabile, che non ha mai vissuto secondo gli schemi. Quella sera, a teatro, le loro strade si incrociano per non separarsi mai più: Seth è incantato dall'intelligenza e dal fascino di Beatrice, una donna che non assomiglia a nessun'altra, e il loro sarà un amore complicato e fatale, unico e folle. Ma la famiglia di Beatrice ha in serbo per lei ben altro destino... 


RECENSIONE:Da amante di Jane Austen, venire a conoscenza che “la nuova Austen” è svedese, ha subito acceso il mio interesse. Simona Ahrnstedt inizia il suo racconto con qualcosa che turba il lettore, ovvero con un piccolo prologo che annuncia: "Aveva una vergine da vendere"; non si sa chi sia la vergine, ne tantomeno chi sia il "venditore" ancora meno "l’acquirente". Ma voltata pagina ci ritroviamo subito catapultati in Svezia, nel 1880, al Teatro dell'Opera, e dimenticandoci della piccola premessa ci godiamo la conoscenza dei nostri protagonisti. Lei è Beatrice Lowenstrom, giovane ragazza dai capelli rossi, orfana e per questo affidata alle cure del borghese zio, con l'unico conforto, nella sua vita, della presenza della cugina. Lui è il norvegese Seth Hammerstaal, ribelle, ricco, opportunista e inaffidabile. Subito fra i due scatta qualcosa che però può poco contro i progetti che lo zio ha per la fanciulla.
"Il ritratto di donna in cremisi" è un romanzo storico che più che parlare del periodo storico nel dettaglio, punta molto sui personaggi, o almeno sui protagonisti e sui loro sentimenti e caratteri e sui pensieri della società. Beatrice è una ragazza fuori luogo per il suo tempo, è assetata di cultura, legge libri e giornali ma è costretta a farlo di nascosto, perché per una donna del tempo, l'unica cosa importante è compiacere la famiglia e poi il marito e il fatto di essere anche orfana e con un padre che l'ha istruita rendono la cosa ancora più difficile. Una donna che ha assaporato la cultura non può da un giorno a un altro restarne digiuna, ma non è quello che pensa lo zio e soprattutto la società, una società in cui anche le donne approvano, che il loro unico scopo è quello di non sapere e di rendere felici i mariti. Solo un ribelle come Seth poteva trovare queste caratteristiche di Beatrice invece allettanti. La sua sagacia, la sua ironia e la sua intelligenza sono per lui elementi che la distinguono da quella massa di donne tutte uguali. Ovviamente il destino per loro ha in serbo molto cose, e la Ahrnstedt ci mette “un bel carico” di emozioni, senza tralasciare niente. Un romanzo storico più adatto a un pubblico femminile e soprattutto alle amanti degli amori impossibili e che non perdono la speranza anche perché qui c'è solo da sperare... Una Svezia bigotta, fredda, calcolatrice e che non rispetta la concezione della donna, anche se, in primis è la donna che non ne vuole sapere..renderanno questo romanzo sorprendente. Passione, incomprensione, vendetta, riscatto e ingiustizia sono gli ingrediente giusti che mescolati ben ben hanno creato un romanzo imperdibile per le appassionate del genere. Ritornando all'inizio...voglio ricordare che un diamante non è uno swarovski..possono brillare entrambi ma la luce e la consistenza non si possono neanche avvicinare..con questo voglio dire che la Ahrnstedt è brava, molto brava ma che il suo romanzo e la sua scrittura arrivano ora, quando hanno potuto imparare molto dal passato, un passato in cui un diamante come la Austen è riuscita a brillare non di luce riflessa ma di propria. Buona lettura!