TITOLO: CRISTO
SI È FERMATO A EBOLI
AUTORE: Carlo
Levi
CASA
EDITRICE: Mondadori
N.
PAGINE: 214
VALUTAZIONE: 4
“Consigliato a chi ha voglia di
leggere un libro che ci racconta
il mondo contadino del Sud, degli anni ’30, vissuto da uno del Nord”.
TRAMA:"Eboli
- dicono i lucani tra cui Levi fu mandato al confino dal fascismo - e l'ultimo
paese di cristiani. Cristiano è uguale a uomo. Nei paesi successivi, i nostri,
non si vive da cristiani, ma da animali". Dice Italo Calvino in uno dei
due testi che introducono questo volume: "La peculiarità di Carlo Levi sta
in questo: che egli è il testimone della presenza di un altro tempo all'interno
del nostro tempo, è l'ambasciatore d'un altro mondo all'interno del nostro
mondo. Possiamo definire questo mondo il mondo che vive fuori della nostra
storia di fronte al mondo che vive nella storia. Naturalmente questa è una
definizione esterna, è, diciamo, la situazione di partenza dell'opera di Carlo
Levi: il protagonista di "Cristo si è fermato a Eboli" è un uomo
impegnato nella storia che viene a trovarsi nel cuore di un Sud stregonesco,
magico, e vede che quelle che erano per lui le ragioni in gioco qui non valgono
più, sono in gioco altre ragioni, altre opposizioni nello stesso tempo più
complesse e più elementari".
RECENSIONE:”-
Noi non siamo cristiani, - essi dicono, - Cristo si è fermato a Eboli -…Le
stagioni scorrono sulla fatica contadina, oggi come tremila anni prima di
Cristo: nessun messaggio umano o divino si è rivolto a questa povertà
refrattaria”. Così
comincia il romanzo che Carlo Levi scrisse sulla sua esperienza da confinato.
Durante il periodo fascista fu spedito in un piccolo paesino della Lucania. Lui,
pittore, scrittore e medico, dalla sua Torino, si ritrovò prima a Grassano e
poi nell’ancora più sperduto paesino di Gagliano. Un paese in cui gli abitanti
si raccontano così: "C'è la grandine, le frane, la siccità, la malaria, e
c'è lo Stato. Sono dei mali inevitabili, ci sono sempre stati e ci saranno per
sempre. Ci fanno ammazzare le capre, ci portano via i mobili di casa, e adesso
ci manderanno a fare la guerra." Un luogo in cui la vita segue le
tradizioni, tradizioni che non permettono a una donna di andare da sola in casa
di un uomo e che per la morte dei cari gli fa portare il lutto per anni;
tradizioni che vedono lo spazio di un letto diviso in tre strati ("per
terra le bestie, sul letto gli uomini, e nell'aria i lattanti") e che
oltre alle streghe crede anche che un ritratto sottragga qualcosa alla persona
ritratta. Carlo Levi ci porta in Lucania, un territorio per me molto importante
perché le mie origini paterne vengono proprio da li. Levi ci fa conoscere gli
usi e la cultura del mondo contadino. Con le sue musiche, le sue fissazioni, i
suoi pettegolezzi e l'amore per i propri cari e l'odio per i nemici,
l'emigrazione verso l'America e le sensazioni che la guerra porta. Uno spaccato
di vita contadina che ci fa anche male per l'arretratezza e le manchevolezze
che ci sono state "Finché gli affari del nostro paese, la nostra vita e la
nostra morte, saranno in mano a quelli di Roma, saremo dunque sempre come
bestie". Un romanzo vero, vissuto e soprattutto lento, come la lentezza
dello scorrere del tempo per il nostro protagonista. Un libro che consiglio e
che non lascia indifferenti e che ci fa conoscere uno stile di vita molto
diverso dal nostro ma anche di quello di molte persone del 1935. Il Sud
raccontato e vissuto da uno del Nord.

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