TITOLO: POESIE
D’AMORE
AUTORE: Thomas
Hardy
CASA
EDITRICE: Passigli
N.
PAGINE: 107
VALUTAZIONE: 4/5
“Consigliato a chi ha voglia di
leggere l’amore di un uomo che non può più rimediare ma che è
consapevole di quello che ha perso”.
TRAMA:Scriveva
Eugenio Montale che "il caso di Hardy è piuttosto raro", perché
"non si ha notizia di un prosatore-pensatore che, su altro registro, sia
stato tanto poeta-poeta". E in effetti il grande narratore inglese
(1840-1928), giustamente famoso per i suoi romanzi (fra i quali "Tess dei
d'Urberville" e "Giuda l'oscuro") e i suoi racconti, è stato
anche grande poeta e la sua poesia ha avuto un ruolo di primo piano nella
formazione di altri grandi poeti di lingua inglese, come Robert Graves, Phiip
Larkin, Dylan Thomas e gli stessi Pound e Auden, che ebbe a dire di non poter
"scrivere liberamente su Hardy perché una volta ero innamorato di
lui", definendolo "mio padre poetico"; e non c'è bisogno di
ricordare che questo debito poetico lo confessava apertamente lo stesso Eugenio
Montale per i suoi "Xenia" pubblicati nella raccolta
"Satura", e che di lui scrisse ancora che sull'importanza della
"sua poesia d'amore tutti sembrano concordi. Le liriche in memoria della
sua prima moglie sono una delle vette della poesia moderna, e non di quella
poesia vittoriana alla quale si sarebbe tentati di ascrivere un poeta già
operante nel 1870". Un'ampia selezione di questa sua poesia d'amore viene
qui proposta da un suo autorevole specialista, poeta e traduttore, G. Singh,
che già ha curato per la Passigli Editori una scelta dal suo vasto poema
drammatico "I dinasti".
RECENSIONE:Ti
ritrovi a leggere una raccolta di poesie d’amore e prima di cominciare pensi:
parleranno di passione, di amori non corrisposti, di disperazione, di giovani
amori o di amori platonici? Ma quando apri la raccolta di “Poesia d’amore” di
Thomas Hardy, quello che ti ritrovi davanti ti spiazza. La penna che le ha
composte aveva ben 72 anni ed era una delle poche capaci sia di essere
romanziere e poeta; siamo negli anni 1913-1914. Un uomo che dopo la morte della
moglie, dopo una vita spesa insieme, è “mangiato” dal rimorso, il rimorso di
una vita non vissuta come si doveva. Infatti la coppia, dopo la felicità dei
primi anni, si era ritrovata a vivere in contrasto continuo lasciando entrambi
con l’amaro in bocca. Una poesia più sentita dell’altra, un uomo che vive nel
rimorso e ben consapevole che quel che è stato non tornerà: “Quando sarai morto
e giacerai non differenziato da me, come adesso, ma di nuovo accanto a me,
sarai freddo come prima quando vivevamo insieme?”. Con un realismo disarmante l’autore
ci stupisce “Oh tu non potevi immaginare che la tua dipartita così istantanea,
che nessuno poteva prevedere – nemmeno io – mi avrebbe ridotto così”. Hardy mi
ha emozionato e mi ha ricordato l’importanza di viversi l’oggi perché domani
non si ripeterà. Lo consiglio, buona lettura!

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